Il Vescovo, Incontri, Sguardi, Passi

15th gennaio 2012

vescovo

tratto da L’ora del Salento

Se Gesù è il Buon Pastore, il Vescovo ne è la Sua “epifania” tra i cell-stores.com fede li. Questa è, in un certo qual modo, l’immagine filigranata presente sullo sfondo della relazione che il prof. Luigi Manca ha tenuto all’apertura dei lavori della III Assemblea Diocesana il 26 settembre scorso, a commento della Lettera pastorale, dal titolo Conosco le mie pecore, dell’Arcivescovo di Lecce, Mons.Domenico D’Ambrosio. Il relatore si è soffermato in particolare sull’Introduzione e sui primi due capitoli della Lettera. Nella sua analisi, dotta e ricca di spunti di riflessione, il prof. Manca ha colto e partecipato al numeroso pubblico convenuto, il profondo senso di cura e l’umano desiderio di conoscenza che ha guidato il nostro vescovo nella stesura della sua prima Lettera pastorale; elementi questi che si uniscono al senso di grande responsabilità che egli ha mostrato verso la sua comunità fin dall’inizio del suo mandato episcopale nella diocesi di Lecce.

La Lettera di Mons. D’Ambrosio, tuttavia, assume un significato tutto particolare poiché annuncia la sua prossima Visita pastorale. Tale imminente evento, che sarà reso ufficialmente noto il 6 novembre prossimo, chiede di essere vissuto come momento di forte comunione ecclesiale tra i fedeli, i sacerdoti e il 4seohunt.com/www/visitapastorale.diocesilecce.org. loro Vescovo. Per le diverse comunità della diocesi, infatti, tale unità potrà rappresentare una speciale esperienza di grazia se esse si prepareranno ad accogliere il loro Vescovo sapendo di accogliere Gesù Buon Pastore.

Come ha sottolineato il prof. Manca, con la sua lettera pastorale il Vescovo fa emergere quell’esigenza, tanto profonda quanto antica, di offrire ai fedeli il servizio di un ministero “amato” e “cristiforme”, così come solo l’assimilazione alla cura e all’amore di Gesù Buon Pastore può dare. Il vescovo come immagine di Gesù Buon Pastore non è altro, infatti, che l’incarnazione dello sguardo d’amore che Cristo rivolge al mondo. Il vescovo poi a sua volta si rende presenza viva, operante ed accogliente, anche attraverso  l’azione dei suoi presbiteri, in particolare di quelli posti a capo delle singole comunità parrocchiali, i parroci. Se tra il vescovo e i suoi presbiteri esiste un senso di comunione profonda, non solo auspicata ma anche agita, la cura che essi esprimeranno verso la comunità dei fedeli risulterà più efficace perché sarà un riflesso dello stesso amore di Gesù Buon Pastore. Il vescovo, infatti, animato da questo stesso spirito diventa non solo “personificazione dell’amore reciproco”, ma, come ricorda il relatore citando S. Massimo di Torino, come ministro di Dio lavora per ricavare gli interessi che altro non sono se non la salvezza dei fedeli.

A differenza del mercenario, il Buon Pastore guarda il suo gregge con misericordia e amore, non lo considera una sua proprietà, ma un dono da custodire e proteggere. Proprio per questa particolare prospettiva, a parere del relatore, Mons. D’Ambrosio si colloca nel solco della più genuina tradizione patristica, la quale coglie la centralità della “cura pastorale” come segno dell’unione speciale tra il Signore e coloro che sono chiamati a guidare la Chiesa.

La consonanza tra il ministero episcopale e i sentimenti di Gesù Buon Pastore conferisce una grammatica particolare all’incontro tra il Vescovo e i suoi fedeli, che verrà celebrato con l’evento della prossima Visita pastorale.  Tale incontro, infatti, come ha sottolineato il prof. Manca, non rappresenta una semplice occasione in cui la comunità visitata rende conto di qualcosa; né rappresenta per il Vescovo uno strumento di controllo o di giudizio per i membri della sua comunità.

Si tratta invece più propriamente di un incontro  in cui il Vescovo-Pastore volge il suo sguardo verso i fedeli, cerca di coglierne l’intesa o la fragilità, il senso della fede per rafforzarlo o la passione per la ricerca di Dio se essa è svanita. Non si tratta, ribadisce il relatore, di proporre nuovi  programmi per contribuire ad alimentare uno sviluppo innaturale del cristianesimo nel segno di una inutile iperattività; ma di puntare alla valorizzazione del progetto cui ora la Chiesa italiana ha scelto di dedicarsi e cioè educare alla vita buona del Vangelo.

Il Vescovo come portatore e cercatore di speranza stabilisce un rapporto diretto con ogni persona che andrà ad incontrare, impegnandosi, come fa il vero pastore, a non scindere i bisogni materiali da quelli spirituali esistenziali, ma porgendo il suo aiuto per la costruzione di un “umanesimo plenario”, crocevia di umanità e divinità.

 

 Anna Maria Fiammata


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